01 · La nascita
Tutto comincia sotto la sabbia
È notte sulla spiaggia. La sabbia è ancora calda e, pochi centimetri sotto la superficie, qualcosa si muove. Una piccola testa fa capolino. Poi un’altra. Uno dopo l’altro, i neonati di Caretta caretta emergono dal nido.
La Caretta caretta è la specie di tartaruga marina più diffusa nel Mediterraneo. Le principali aree di nidificazione si trovano soprattutto nella parte orientale del bacino; in Italia la riproduzione avviene principalmente lungo le coste di Calabria, Sicilia, Puglia e Campania, anche se negli ultimi anni le nidificazioni sono state documentate in un numero crescente di località.
La femmina adulta raggiunge la spiaggia generalmente di notte. Scava una camera nella sabbia, depone decine di uova, ricopre accuratamente il nido e torna in mare. Da quel momento non ci saranno cure parentali: tutto dipenderà dalla sabbia, dalla temperatura e dalle condizioni dell’ambiente.
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Circa due mesi sotto la sabbia
Il nido rimane nascosto fino al momento della schiusa, quando i piccoli iniziano insieme la risalita verso la superficie.
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L’orizzonte indica la strada
Una volta emersi, i neonati utilizzano la luminosità dell’orizzonte marino per orientarsi verso l’acqua.
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Pochi metri possono essere decisivi
Luci artificiali, persone, veicoli e strutture possono disorientarli e portarli nella direzione sbagliata.
Per una tartaruga appena nata, anche pochi metri possono fare la differenza tra raggiungere il mare e non arrivarci mai.
02 · La vita in mare
Il Mediterraneo diventa la sua casa
Una volta raggiunto il mare, la piccola Caretta caretta scompare rapidamente dalla nostra vista. È l’inizio della fase più misteriosa della sua esistenza.
I giovani individui utilizzano ambienti differenti rispetto agli adulti e possono compiere lunghi spostamenti alla ricerca di aree ricche di cibo. Con la crescita cambiano anche le esigenze ecologiche e gli habitat frequentati.
Il Mediterraneo, però, non è un ambiente privo di pericoli. Una tartaruga può incontrare rifiuti galleggianti, reti e lenze, imbarcazioni e attrezzi da pesca. Può ingerire frammenti di plastica scambiandoli per prede oppure rimanere intrappolata.
Quello che per noi è semplicemente un oggetto disperso in mare può diventare, per una tartaruga, un ostacolo concreto alla sopravvivenza.
Una delle minacce principali è il bycatch, cioè la cattura accidentale negli attrezzi da pesca. Palangari, reti da posta e pesca a strascico possono provocare ferite, annegamento e morte degli animali catturati involontariamente.
03 · Migrazioni e ritorni
Una vita fatta di viaggi
La Caretta caretta non appartiene a un solo luogo. Nel corso della sua vita attraversa il Mediterraneo, spostandosi tra aree di alimentazione, zone di svernamento e siti riproduttivi.
Inizio
Nasce sulla spiaggia
Tutto parte dalla terraferma: il nido, la schiusa e la prima corsa verso il mare.
Crescita
Attraversa il Mediterraneo
Frequenta ambienti differenti e può compiere lunghi spostamenti alla ricerca delle aree più adatte all’alimentazione.
Vita adulta
Mare aperto e aree costiere
Adriatico, Ionio e altre zone del Mediterraneo diventano importanti aree di permanenza e alimentazione.
Circa 25–30 anni
Il ritorno alla costa
Raggiunta la maturità sessuale, la femmina torna verso le coste dove potrà riprodursi.
Per vivere
Ha bisogno del mare.
Per continuare la specie
Ha bisogno di spiagge sane.
04 · Le spiagge
Quando la spiaggia diventa un ostacolo
Una spiaggia naturale è molto più di un luogo in cui trascorrere una giornata al mare. Per la Caretta caretta è un habitat indispensabile alla riproduzione.
Quando una femmina adulta raggiunge la costa deve trovare una zona sufficientemente tranquilla, libera da ostacoli e con caratteristiche adatte per scavare il nido e deporre le uova.
Ma lungo molte coste mediterranee questo equilibrio è sempre più difficile da mantenere. Urbanizzazione, erosione, illuminazione artificiale, pulizia meccanica e turismo intenso modificano progressivamente la struttura e la tranquillità delle spiagge.
Le luci possono inoltre avere un effetto diretto sui piccoli appena nati. Il loro orientamento verso il mare dipende dalla luminosità dell’orizzonte e fonti luminose artificiali possono portarli nella direzione sbagliata.
Le principali pressioni sulla spiaggia
Proteggere una spiaggia significa proteggere una fase essenziale della vita della Caretta caretta.
05 · Cambiamento climatico
Il caldo che cambia il futuro
C’è una minaccia che agisce in modo molto meno evidente rispetto a una rete da pesca o a un rifiuto galleggiante: il cambiamento climatico.
Nelle tartarughe marine il sesso dei piccoli dipende dalla temperatura di incubazione delle uova. Temperature più elevate tendono a produrre una maggiore proporzione di femmine, mentre condizioni più fresche favoriscono una maggiore presenza di maschi.
Questo significa che l’aumento delle temperature non modifica soltanto le condizioni fisiche delle spiagge, ma può alterare progressivamente anche l’equilibrio tra maschi e femmine all’interno delle popolazioni.
Il riscaldamento globale può inoltre contribuire a rendere alcune spiagge meno adatte alla nidificazione: erosione costiera, modifica della struttura della sabbia e cambiamenti nei tempi di incubazione sono tutti elementi che possono influire sul successo riproduttivo.
Nel Mediterraneo sono già state osservate variazioni nei tempi di incubazione compatibili con l’aumento delle temperature. È un cambiamento lento, ma proprio per questo difficile da percepire nella vita quotidiana.
Non è soltanto una questione di quanto sia caldo il nostro Pianeta. È anche una questione di chi nascerà domani.
06 · Plastica e rifiuti
E poi ci sono i rifiuti
Nel mare, ciò che per noi è chiaramente un rifiuto può assumere un significato completamente diverso agli occhi di una tartaruga.
Le tartarughe marine possono ingerire materiali plastici scambiandoli per possibili prede oppure rimanere impigliate in fili, lenze, reti e altri oggetti dispersi nell’ambiente.
L’ingestione può provocare lesioni, problemi digestivi e ostruzioni e, nei casi più gravi, compromettere la sopravvivenza dell’animale.
Ma il problema non riguarda soltanto il singolo individuo. Quando la plastica entra nell’ecosistema marino, diventa parte delle interazioni tra gli organismi e può interferire con equilibri che spesso non siamo in grado di osservare direttamente.
La plastica non è soltanto un problema estetico. In mare può trasformarsi in cibo, ostacolo o trappola per gli animali che lo abitano.
07 · Protezione e responsabilità
Un viaggio che possiamo rendere più sicuro
Proteggere la Caretta caretta non significa intervenire soltanto quando un animale è in difficoltà. La conservazione passa anche dalla tutela degli habitat, dal monitoraggio delle spiagge e dalla conoscenza di ciò che accade lungo le coste e in mare.
I progetti dedicati alle tartarughe marine comprendono ricerca, recupero degli animali, monitoraggio e protezione dei nidi. Sono attività che permettono di raccogliere informazioni, ridurre alcuni rischi e comprendere meglio come cambiano le popolazioni nel tempo.
Ma esiste anche una parte della tutela che riguarda direttamente ciascuno di noi. Molti comportamenti quotidiani possono sembrare piccoli, ma diventano importanti quando vengono adottati da migliaia di persone che frequentano mare e spiagge.
Soprattutto durante il periodo di nidificazione, rispettare gli spazi e ridurre il disturbo può fare una differenza concreta.
Cosa possiamo fare
La conservazione funziona quando ricerca scientifica e attenzione quotidiana procedono insieme. Proteggere il mare senza proteggere le spiagge non basta: per completare il proprio ciclo di vita, la Caretta caretta ha bisogno di entrambi.
08 · Il ritorno
La storia continua
Dopo anni trascorsi nel Mediterraneo, tra spostamenti, aree di alimentazione e lunghi periodi in mare, una femmina adulta può tornare nuovamente verso la costa.
È lo stesso confine tra terra e acqua da cui era partita decenni prima. Ora, però, il suo viaggio ha un altro scopo: trovare una spiaggia adatta alla deposizione delle uova.
Di notte esce dall’acqua, attraversa la sabbia, scava il nido e depone le uova. Poi ricopre tutto con attenzione e torna verso il mare.
Sulla spiaggia rimangono soltanto le tracce del suo passaggio. Una linea sulla sabbia che unisce il mare alla terra e, idealmente, una generazione alla successiva.
Sotto quella stessa sabbia, dopo alcune settimane, il viaggio potrà cominciare di nuovo.
L'autrice
Francesca Trenta
Biologa marina, ricercatrice sulla fauna selvatica e divulgatrice scientifica.
La passione per la natura l'ha portata a laurearsi in Tutela e Benessere Animale e in Biologia Marina. Dal 2016 si occupa di ricerca sulla fauna selvatica terrestre e divulgazione scientifica.
Dal 2019 segue progetti dedicati al fratino, collaborando dal 2023 con l'Area Marina Protetta Torre del Cerrano. Dal 2021 lavora inoltre con tartarughe marine e cetacei.
È anche autrice di pubblicazioni scientifiche internazionali.
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Francesca su Instagram Gli interventi su Italia che Cambia Evento sostenibile in spiaggiaCrediti fotografici
Le fotografie di questa guida sono di Matteo Ferretti.
